Ah, il Marocco. Terra di spezie, panorami infiniti e di una gerarchia sociale animale che farebbe impallidire il sistema delle caste indiano. Se pensavate che l'uguaglianza fosse un concetto universale, non avete mai osservato come un gatto e un cane attraversano una strada a Marrakech.
Se volete capire davvero il Marocco, dimenticate le guide turistiche e osservate chi occupa il posto d’onore sul tappeto dei negozi nei suk. Spoiler: non siete voi, è il gatto. In Marocco, i gatti non vivono per strada; essi possiedono la strada. Grazie a un mix letale di tradizioni religiose, pare che il profeta Maometto né avesse uno, e una reputazione di "esseri puri", questi felini sono praticamente degli intoccabili.
Nelle Medine, i gatti dovrebbero teoricamente fungere da reparti speciali anti-roditori. Tuttavia, osservando le abbondanti porzioni di sarde e frattaglie offerte loro da pescivendoli, macellai e residenti, è più probabile che un gatto marocchino scambi un topo per un giocattolo noioso piuttosto che per una cena.
Perché faticare per un roditore quando puoi avere un buffet assortito? Li troverete ovunque: a schiacciare pisolini regali su pile di tappeti pregiati, a testare la comodità delle sedie nei ristoranti o a sorvegliare i vicoli dall’alto di un cornicione. Sono (quasi) puliti, sono aggraziati, sono gli idoli di turisti e residenti e lo sanno perfettamente.
Dall'altra parte della barricata troviamo il cane. Se il gatto è il CEO dell'azienda Marocco & co., il cane è lo stagista a cui nessuno vuole dare la mano. Considerato najis (impuro) per questioni di saliva e interpretazioni religiose, il povero Fido vive una vita decisamente meno glamour. La narrazione ufficiale vuole i cani relegati a ruoli di "utilità": guardia o pastorizia. La realtà è che l'unico posto dove abbiamo visto un cane fare la guardia è stato accanto alle casupole dei militari alla laguna di Naila — probabilmente per noia condivisa.
Quanto ai pastori, ne abbiamo incrociati milioni, ma dei loro fedeli assistenti a quattro zampe nemmeno l'ombra. I cani locali sono creature guardinghe e paurose, la cui massima aspirazione non è il divano (concetto alieno quanto la neve nel Sahara), ma un tozzo di pane recuperato con lo sguardo più languido possibile. Nelle città, poi, il timore della rabbia, ancora presente in Marocco, li trasforma spesso in bersagli da allontanare con freddezza.
Ma non disperate, il vento sta girando. Nelle zone "in" di Casablanca o Marrakech, sfoggiare un Pastore Tedesco o un Golden Retriever è diventato il nuovo modo per dire: "Ehi, guardatemi, sono moderno e ho uno status symbol al guinzaglio".
La vera rivoluzione, però, arriva con gli orecchini. No, non è una nuova linea di gioielleria etnica per animali domestici. Se vedete un cane o un gatto con un orecchino di plastica colorata, significa che è passato sotto le cure di programmi di sterilizzazione e vaccinazione. È il segnale che il Marocco sta provando a fare pace con i suoi randagi, grazie all'impegno di giovani locali e residenti stranieri che hanno deciso che anche un cane merita qualcosa di più di un’occhiataccia.
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