Assilha - Rabat
Questa mattina ci siamo concessi un tour di Assilah, uno dei paesi più affascinanti del Marocco a sud di Tangeri. A differenza del resto del Marocco, qui le mura della Medina non sono arabe ma portoghesi, erette nel XV secolo. Evidentemente, Lisbona aveva bisogno di un avamposto strategico con vista oceano e cannoni puntati all'orizzonte, giusto per scoraggiare i vicini.
Assilah è celebre per il suo International Cultural Moussem. Dal 1978, artisti da tutto il globo vengono invitati a ridipingere i muri bianchi della città. Il risultato? La città cambia faccia ogni anno, garantendo sfondi sempre freschi per i selfie dei turisti. Si dice che sia la Medina più pulita del Paese, un titolo non ufficiale mantenuto grazie al senso civico degli abitanti, che hanno trasformato la manutenzione delle case (rigorosamente bianche e blu) in una forma d'arte ossessiva. Certo, oggi è un rifugio boho-chic per artisti, ma un tempo qui spadroneggiavano i pirati barbareschi, talmente fastidiosi che nel 1829 la marina austriaca dovette bombardare la città per convincerli a cambiare mestiere. Ah, i bei vecchi tempi della diplomazia europea.
Finito il giro culturale, ci siamo rimessi in marcia verso Rabat, la capitale del Marocco. Distanza: 250 km. Scelta tattica: evitare l'autostrada. Perché pagare un pedaggio quando puoi goderti l'esperienza mistica della strada nazionale RN1?
Per pranzo abbiamo deviato verso Moulay Bousselham. Sulla carta sembrava promettente; nella realtà, le strade erano un campo minato di crateri allagati che farebbero sembrare la manutenzione stradale italiana un capolavoro di ingegneria svizzera. Il paese? Una desolazione tale che, al confronto, un paesetto terremotato Calabrese in un novembre piovoso sembrerebbe Montecarlo durante il Gran Premio.
Ecco il menù del giorno che ci è stato proposto durante il tragitto.
- Macellerie a cielo aperto con la carne appesa a stagionare direttamente nei gas di scarico dei camion.
- Discariche infinite a bordo strada, per quel tocco di colore in più.
- Mercati rionali allestiti dentro la carreggiata (ottimi per comprare frutta senza scendere dall'auto, se non ti uccidi prima), carretti trainati da asinelli moribondi e taxi collettivi che sfidano le leggi della fisica e della meccanica.
- Chilometri di strada allagati, e signore che svuotano pentoloni di acqua saponata sull'asfalto con una nonchalance invidiabile.
- Se qualcuno ti guarda o ti saluta, non è cortesia. È il preludio a una richiesta di denaro. In Germania la gente ti saluta gratis; qui, a quanto pare, vige il "pay-per-view".
- Il panorama è completato da decine e decine di complessi residenziali che oscillano tra il "semi-distrutto" e il "mai-finito", quartieri fantasma e villaggi di baracche nel fango.
L'unica nota positiva? Le scuole. Ce ne sono tante, anche nel nulla, il che fa sperare che la prossima generazione possa magari progettare strade migliori. Anche la polizia ai posti di blocco (infiniti, ho perso il conto) è stata gentile: forse erano solo sorpresi di vedere dei turisti vivi su quella strada.
Siamo arrivati a Rabat ben oltre il tramonto, grazie al traffico disumano e alle deviazioni. Guidare qui col buio è un'attività estrema che sconsiglio vivamente, a meno che non abbiate aspirazioni suicide. Per fortuna, il parcheggio individuato per la notte esisteva davvero. Almeno quello.
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