Algercias - Tangeri Med - Assilha
Finalmente siamo in Marocco. Dovevamo arrivarci a Natale, ma siamo stati colpiti dalla "Sindrome dell'Andalusia": quella strana malattia che ti spinge a ordinare un’altra tapas a Siviglia o a guardare un altro cortile a Cordova mentre il calendario corre. Aggiungeteci un meteo in Marocco che sembrava l’ambientazione di Waterworld e la scelta è stata facile: meglio un’altra cerveza in Spagna che il fango e le strade interrotte nell'Atlante.
Prima di imbarcarci ad Algeciras, siamo andati a rendere omaggio a Carlos Gutierrez, dell'agenzia VIAJES NORMANDIE. Se sei un camperista e non vai da lui a fare i biglietti per il traghetto, è come andare a Roma e non vedere il Papa, ma con più scartoffie. Qui abbiamo lasciato anche nostro drone: in Marocco è considerato una minaccia alla sicurezza nazionale degna di un film di James Bond, quindi è rimasto in "pensione" forzata in agenzia.
Alcune informazioni di servizio. Capitolo SIM: Abbiamo fatto i conti della serva e, con un colpo di scena, ha vinto la TIM Mondo Large. Le SIM locali e le eSim costavano come un rene al mercato nero dei Giga. Per l’assicurazione del mezzo, invece, abbiamo sborsato 200€ per tre mesi, all'agenzia CAT che si trova prima di uscire dal porto: praticamente il prezzo di un piccolo attico in periferia, ma con la garanzia di poter circolare legalmente, visto che la nostra non copriva il Marocco.
Finalmente usciamo dal porto. Tutti ci avevano terrorizzato sul traffico marocchino: "Vedrete, sarà l'inferno!". In realtà, i primi 120 km, su strade rigorosamente secondarie, verso Assilah sono stati più rilassanti di un massaggio svedese. Niente buche, solo un’allegra fattoria itinerante: pecore, capre, cavalli, gatti, cani e dromedari (questi ultimi gli unici che, con una certa dignità, si facevano accompagnare da un umano).
Lungo la strada abbiamo incrociato ben nove posti di blocco. Sono ovunque, come i funghi dopo la pioggia. Funziona così: vedi il cartello, ti fermi, fissi il poliziotto con la faccia più innocente che hai e aspetti che lui, con un gesto regale, ti conceda di passare. Se ti muovi prima, ti purgano. Se vai a 61 km/h dove il limite è 60, il poliziotto col laser ti punta manco fossi un ricercato dell'FBI. Ma ehi, a 60 all'ora si vedono meglio le capre e i panorami!
Come prima tappa ci siamo fermati a Cape Spartel il punto della costa dove per i Marocchini si incontrano l'oceano Atlantico ed il Mediterraneo. Folcloristico ma niente di particolarmente entusiasmante.
L'arrivo a Assilah è stato il nostro battesimo del fuoco. Dopo un anno a dormire "in libera" in Europa sentendoci dei re del nomadismo, qui ci siamo sentiti dei turisti alle prime armi. Il parcheggio che avevamo puntato ci ispirava la stessa sicurezza di un vicolo buio in un film horror, quindi siamo ripiegati sul parcheggio "ufficialmente gratuito ma a pagamento" gestito dai locals all'ingresso della città. La nostra libertà è costata qualche dirham, ma almeno siamo in compagnia di altri cento camper di tutti i tipi e forme.
Appena sistemati abbiamo fatto una passeggiata al tramonto nella Medina: bellissima, per carità. Ma è una corsa a ostacoli contro i "nuovi migliori amici" locali che vogliono farti da guida, aiutarti a parcheggiare (anche se sei già parcheggiato) o indicarti la strada per il mare (che è quel coso blu grande lì davanti).
La vera pace l’abbiamo trovata nel mercato fuori dalle mura. Lì regna il caos vero: auto, asini e motorini che si sfidano a chi ha più fegato. Lì eravamo invisibili, finalmente liberi di goderci il delirio senza che nessuno ci offrisse un tour personalizzato dei vicoli e negozietti ormai chiusi.
Come primo giorno, non male. Siamo sani, il camper è intero e non abbiamo ancora preso multe. Domani esploriamo Assilah sul serio.
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