Portogallo, la nazione "vintage" con un cuore ripieno di baccalà

Abbiamo trascorso venti giorni attraversando il Portogallo da sud a nord, costeggiando l'Atlantico e cercando di capire cosa aspettarci da un Paese che, diciamocelo, sta all'Europa come il Molise sta all'Italia: sai che esiste, ma le informazioni concrete scarseggiano. 

L’impressione dominante? Il Portogallo è deliziosamente agée. Le strade sembrano essere state asfaltate l'ultima volta durante gli anni 80 e poi abbandonate al loro destino. Lo stesso vale per borghi e città: un'estetica trasandata che oscilla tra il fascino retrò e il bisogno urgente di una mano di vernice. 

Simbolo indiscusso di questo stile sono le onnipresenti cabine telefoniche: semidistrutte e rigorosamente non funzionanti, sopravvivono oggi come set fotografici per turisti nostalgici o, più realisticamente, come cestini della spazzatura di design. Persino la radio segue il trend, alternando fado strappalacrime a hit straniere dei primi anni Novanta. 

Eppure, dietro la facciata polverosa, il Portogallo sa anche stupire. Il sistema autostradale è un prodigio tecnologico: al primo casello registrano la targa, la abbinano alla carta di credito e addio code. Anche sulla lingua siamo rimasti spiazzati: da Faro a Lisbona l’inglese è di casa, anche tra chi i novant'anni li ha passati da un pezzo. Al nord la situazione cambia (lì l'inglese è un affare per giovani), ma la mentalità resta aperta.

In tutto il Portogallo  abbiamo notato un’integrazione naturale: coppie di omosessuali, di diverse etnie e una marea di brasiliani perfettamente integrati. I turisti? Americani ovunque. Almeno il 90% degli stranieri arrivava dalla East Coast, attirati da voli brevi e da un costo della vita che, per loro, è praticamente un saldo perenne. Italiani, francesi e spagnoli? Pervenuti in dosi omeopatiche. Ma non è tutto rose e fiori. Nelle grandi città il disagio sociale è palpabile e i cartelli "attenzione ai borseggiatori" spuntano come funghi, ricordandoci un po' troppo la metro di Roma. 

Anche il capitolo sostanze stupefacenti è pittoresco: a Lisbona l'offerta di droga in strada è costante quanto l'invito a sedersi nei ristoranti. A proposito, sospettiamo che i ristoratori portoghesi abbiano frequentato master intensivi in Marocco: sono leggermente meno insistenti dei colleghi di Marrakech, ma con un piccolo sforzo potrebbero tranquillamente puntare al podio mondiale della petulanza.

Se alla guida del vostro mezzo cercate peró la pace, siete nel posto giusto. I portoghesi sono l'antitesi dello stress: mai un colpo di clacson, nemmeno se bloccate il traffico per una manovra improbabile. Certo, hanno il vizio (molto marocchino anche questo) di parcheggiare in mezzo alla strada per sbrigare commissioni, ma compensano con una cortesia verso i pedoni che farebbe sentire un automobilista svizzero un barbaro incivile.

Cosa ci porteremo nel cuore?

• L'Algarve: scogliere mozzafiato e sentieri infiniti.

• Le Città: io ho votato Lisbona; Cátia ha preferito Porto, più raccolta e intima.

• L'Arte: le Azulejos, quelle piastrelle che trasformano interi palazzi in musei a cielo aperto, e la Talha Dourada, gli altari in legno intagliato delle chiese che sono un tripudio di maestria.

Un piccolo mistero storico: dove sono finiti i Romani? Anche in Marocco abbiamo trovato vari siti archeologici, qui il vuoto. La storia sembra iniziare nel 1100 con il primo Re e, prima di allora... il nulla. Un altro parallelismo con il Molise. Sono peró molto orgogliosi del loro passato da esploratori del nuovo e vecchio mondo che celebrano in ogni dove. 

Sul fronte cibo, il duopolio baccalà-sarde regna sovrano. Per quanto riguarda la logistica camperistica, segnatevi questi nomi: i supermercati Continente (organizzatissimi e convenienti) e i distributori Intermarché per il carburante a prezzi umani.

Il nostro Portogallo in cifre:

• 21 giorni di viaggio.

• 1700 km percorsi.

• 13 città e borghi visitati.

• 7 meraviglie naturali e 4 spiagge.

• 11 tappe tra musei e chiese.

• 18 km di trekking (giusto per smaltire il cibo).

Nota bene: Questa è la nostra verità filtrata dal parabrezza di un van. Il Portogallo è vasto e noi ne abbiamo visto solo un frammento, ma è un frammento che profuma di oceano, storia e, naturalmente, di sarde alla griglia.

P.S. Le immagini nel post sono foto originali scattate da noi durante il nostro viaggio e rielaborate in stile ghibli. Ogni utilizzo è assolutamente vietato se non dietro espresso consenso dell’autore.  

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