Tra Formaggi da Record e Abissi Verticali: L’Incrocio del Destino nel Parco Nazionale dei Picos de Europa in Spagna

Ciao Esploratori! 

Nel nostro instancabile peregrinare attraverso le terre di Spagna, sempre con la bussola puntata verso Nord, abbiamo sentito il richiamo di una natura più selvaggia, una sorta di rito di passaggio necessario per temprare i muscoli in vista delle future fatiche islandesi che ci attendono. La scelta è ricaduta quasi naturalmente sul Parco Nazionale dei Picos de Europa, un imponente bastione della Cordigliera Cantabrica che sorge misteriosamente fin troppo vicino alla costa settentrionale Spagnola. 

Fondato nel lontano 1918 come primo parco nazionale del Paese e oggi onorato dal prestigioso titolo di Riserva della Biosfera dall'UNESCO, questo santuario naturale si estende su sessantasettemila ettari, abbracciando con un unico, maestoso gesto le comunità delle Asturie, della Cantabria e di Castiglia e León. È un regno di calcare e vertigini, dove gole verticali e vette che sfidano i duemila seicento metri di altitudine si specchiano in laghi glaciali da togliere il fiato, nonostante l'oceano disti appena venti chilometri in linea d'aria.


Tra queste pieghe rocciose si nascondono luoghi da far invidia a molti Parchi Nazionali europei: dai Laghi di Covadonga, l'Enol e l'Ercina, che offrono riflessi spettacolari delle montagne vicino al celebre santuario omonimo, fino alla sagoma inconfondibile del Naranjo de Bulnes, quel Picu Urriellu che con la sua forma a dente e le sue pareti verticali rappresenta la sfida leggendaria per gli alpinisti di tutto il mondo. Chi preferisce la comodità può affidarsi alla teleferica di Fuente Dé, in Cantabria, che copre settecentocinquanta metri di dislivello in meno di quattro minuti, mentre chi cerca l'autenticità più pura può spingersi fino al borgo di Bulnes. Quest’ultimo, fino al 2001, era un segreto custodito gelosamente dalla montagna, raggiungibile solo inerpicandosi per il Canal del Tejo in un'escursione impegnativa di due ore. Oggi una moderna funicolare sotterranea lo collega al mondo in pochi minuti, ma il fascino di Bulnes de Arriba, la parte più antica e silenziosa del borgo arroccata sul crinale, rimane immutato, sospeso in un'atmosfera d'altri tempi.

Il nostro fidato Bartolo ci ha condotti con la sua consueta pazienza fino a Poncebos, punto di partenza ideale per le nostre escursioni, ma la realtà logistica ha presto mitigato i nostri entusiasmi. Poncebos, lungi dall'essere un vero villaggio, è un nodo funzionale composto da una centrale idroelettrica, un paio di hotel e la stazione della funicolare per Bulnes, privo di spazi idonei a una sosta prolungata per un van che necessita di un briciolo di dignità spaziale. Abbiamo così eletto Las Arenas come nostra base operativa, a circa sette chilometri di distanza. Una scelta che si è rivelata provvidenziale: mentre Catia lottava con un malessere passeggero e il meteo decideva di sfogare tutta la sua furia sopra il tetto di Bartolo, la vicinanza ai servizi di un vero borgo è stata la nostra salvezza. Vivere in due, chiusi in tre metri quadri sotto la pioggia battente, è un esercizio di pazienza zen che mette alla prova anche i legami più solidi, e poter uscire anche solo per comprare del pane fresco diventa un balsamo rigenerante per l’anima e per l’equilibrio della coppia.

Las Arenas, pur trovandosi a soli duecentocinquanta metri di altitudine, vanta l'orgoglio spavaldo dei paesi di alta quota e abbiamo scoperto poi essere celebre per un tesoro gastronomico senza eguali: il Queso Cabrales. Questo formaggio erborinato, dal carattere forte e deciso, detiene record da capogiro; basti pensare che nel 2024 una forma di soli due chili è stata battuta all'asta per la cifra astronomica di trentaseimila euro, consacrandolo come il formaggio più costoso al mondo. Tra una visita alla Cueva del Quesu, dove si apprende l'arte della maturazione nelle grotte naturali, e un bicchiere di sidro versato con la tipica maestria nelle sidrerías locali, abbiamo atteso che il cielo si schiarisse.

Purtroppo, la combinazione tra i malanni di Catia e il tempo inclemente mi ha costretto a rivedere i piani originari, riducendo le ambizioni di trekking alla sola Ruta del Cares, affrontata necessariamente in solitaria. Conosciuta anche come Garganta Divina, questa via è senza dubbio uno dei percorsi più spettacolari dell'intera Spagna, un filo d'Arianna che collega Poncebos alla remota Caín, nella provincia di León. Quello che oggi è il paradiso degli escursionisti nacque in realtà tra il 1916 e il 1921 come un canale idroelettrico per rifornire la centrale di Poncebos, un'opera titanica che richiese il sudore di cinquecento operai e costò la vita a undici di loro. Il sentiero si snoda per dodici chilometri ( ventiquattro tra andata e ritorno) ed è letteralmente scolpito nella roccia calcarea, sospeso sopra un precipizio che toglie il fiato, dove il fiume scorre centinaia di metri più in basso.

Camminare attraverso decine di tunnel scavati direttamente nel ventre della montagna, mentre le capre dei Picos ti osservano con aristocratica indifferenza dai loro giacigli in mezzo al sentiero, è un'esperienza che giustifica pienamente la fama del percorso. 


Nonostante fosse un lunedì gelido e minaccioso, non ero solo: la varietà di lingue e nazionalità incrociate lungo il cammino testimonia il richiamo universale di questa gola. Il percorso è quasi interamente pianeggiante, fatta eccezione per lo strappo iniziale da Poncebos che mette subito alla prova il fiato, ma richiede una costante attenzione per il rischio concreto di caduta massi, che qui non è solo una mera indicazione ma una concreta realtà. 

Curiosamente, chi volesse tornare al punto di partenza in auto dopo la sola andata deve prepararsi a un viaggio di oltre cento chilometri tra curve e tornanti della durata di oltre due ore, che aggira tutto il massiccio dei monti circostanti, a fronte di una camminata che ne richiede poco più di tre. 

Al termine di quei ventiquattro chilometri le mie gambe reclamavano giustamente pietà, provate da una fatica che non si consuma certo quotidianamente e sebbene nel mio girovagare abbia visto sentieri forse più intimi e belli, la Ruta del Cares merita ogni briciolo della sua celebrità e rimarrà tra i miei ricordi preferiti della Spagna. 

Un ultimo avvertimento, di natura molto pratica, per i futuri esploratori: la natura qui è magnanima di bellezza e panorami mozzafiato, ma avara di angoli discreti per le necessità fisiologiche, data la verticalità del terreno; meglio dunque munirsi di una buona vescica e di un grande spirito di adattamento prima di intraprendere il sentiero.

Buon Cammino a tutti!


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