Mancano poche centinaia di km, un paio di giorni, prima che la rampa della Norröna si abbassi nel porto danese di Hirtshals per inghiottire noi e Bartolo, il nostro van autocostruito. Davanti a noi si prospettano settantadue ore di navigazione, una sorta di limbo galleggiante che ci separerà dal mondo conosciuto per depositarci tra i fiordi di Seyðisfjörður.
Questo appuntamento con l'Islanda non è un semplice scalo, ma il culmine di un sogno nato nell'estate del 2023, quando abbiamo deciso di scardinare le certezze della vita per abbracciare l'incertezza della strada. Ogni chilometro macinato da quell’ottobre 2024, quando abbiamo ufficialmente mollato gli ormeggi, è stato un tassello posato con cura per arrivare qui, in questa strana primavera del 2026, puntuali all'appuntamento con quest’isola remota. Non avevamo certezze granitiche sulla fattibilità di includere l'Islanda e le Faroe nel nostro itinerario, ma abbiamo saggiamente scelto di lasciare la porta aperta all'imprevisto e alla meraviglia.
Il viaggio che ci ha condotti fin qui è un arazzo di esperienze durato un anno e mezzo, un pellegrinaggio lento che ci ha visti cullati dalle onde delle spiagge sarde, intimiditi dalla maestosità dei templi di Agrigento e incantati dal candore dei trulli pugliesi.
L’esperienza marocchina è stata la nostra vera scuola di sopravvivenza e organizzazione. Abbiamo imparato a costruire itinerari che fossero un equilibrio perfetto tra il desiderio di non perdere nulla e la necessità di gestire gli innumerevoli imprevisti che Bartolo e la strada ci mettevano davanti. Di quel Paese, dove abbiamo percorso oltre seimila chilometri, è quasi impossibile citare solo due tappe senza fare un torto alla bellezza selvaggia di Fes o alla vivacità di molti altri centri, ma Merzouga ed Essaouira restano le nostre bussole emotive. Siamo rientrati in Spagna ai primi di marzo, consapevoli di avere solo due mesi per risalire l'Europa. La nostra idea di seguire meticolosamente ogni insenatura della costa è svanita di fronte alla realtà del tempo, costringendoci a scelte dolorose. Abbiamo dedicato giorni indimenticabili all'Algarve e a Lisbona, ma poi abbiamo dovuto premere sull'acceleratore, promettendo a noi stessi di tornare un giorno per esplorare con la dovuta calma la Galizia, la Bretagna e il Belgio. Dopo un rapido passaggio tra i tulipani olandesi, abbiamo rallentato il ritmo in Germania, consapevoli che Bartolo avesse bisogno di cure e preparativi speciali per affrontare la terra del ghiaccio e del fuoco.
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