ISOLE FAROE: viste dal finestrino di un van!

 

Quando si naviga tanto a lungo come noi, la strada diventa immancabilmente un metro di paragone continuo. Arrivando alle Isole Faroe, sperdute nell'immensità dell'Oceano Atlantico, il parallelismo con la vicina Islanda scatta in modo automatico, quasi viscerale. A voler essere del tutto onesti, e con il senno di poi, l'ordine cronologico del viaggio ha giocato a sfavore delle nostre aspettative: chiunque visiti prima la terra del ghiaccio e del fuoco rischia di subire un piccolo shock culturale e visivo. Le Faroe, per quanto di una bellezza magnetica, faticano a reggere il confronto con la maestosità drammatica dell'Islanda. Dopo esserci letteralmente assuefatti alle cascate islandesi, fino a provarne quasi una paradossale nausea, i celebri salti d’acqua faroesi ci sono apparsi all'inizio come normali ruscelli che scorrono pigri giù da una montagna. Eppure, ogni luogo merita di essere ascoltato con pazienza, e la strada ci ha insegnato che la fretta è la peggior nemica del viaggiatore.



Mettendo in ordine i dettagli, le differenze saltano agli occhi già guardando le vette: sulle cime delle montagne faroesi non c’è alcuna traccia di neve, mentre in Islanda il manto bianco ci accoglieva persino a cento metri di altitudine. A stupire, poi, è il ritmo della civiltà. Qui il traffico è decisamente più sostenuto; ogni dieci chilometri, se non meno, spunta un piccolo insediamento e le strade sono un viavai continuo di auto e camion. Le Faroe contano appena cinquantatremila abitanti, un settimo rispetto all'Islanda, ma la densità abitativa è sensibilmente più alta a causa di un territorio decisamente ridotto. La geografia dell'arcipelago è così concentrata che ci vuole al massimo un’ora e mezza per viaggiare da un'estremità all'altra. Questa vicinanza è resa piacevole da una rete viaria nettamente superiore a quella islandese: le strade sono interamente asfaltate e, sebbene le vie d'accesso ai paesi più remoti si stringano fino a diventare a una sola corsia, la presenza costante di slarghi permette di incrociare senza stress i pochi mezzi in circolazione.


Il termometro regala qualche grado in più rispetto alle latitudini islandesi, ma il vento e la pioggia mantengono la stessa identica, capricciosa anarchia. Anzi, il meteo faroese è un esercizio di trasformismo puro, capace di mutare anche sei o sette volte nel giro di un’ora, alternando pioggia, sole, vento e nebbia fittissima. Spesso è sufficiente spostarsi su un altro fiordo per passare da un temporale battente a un sole splendente, o viceversa. A un primo sguardo distratto, la morfologia del territorio ricorda la regione dei fiordi islandesi, ma con una tavolozza di colori ribaltata: dove l'Islanda mostrava tonalità gialline, figlie di una vegetazione rada e dominata dal muschio, le Faroe esplodono in un verde brillantissimo. Qui la flora è più generosa, arricchita da alberi e soprattutto da macchie di fiori che in Islanda rappresentavano una rarità assoluta.


Il vero elemento di rottura nel paesaggio è però rappresentato dalle pecore. Se in Islanda la densità ovina era notevole, qui si sconfina nel sovraffollamento. Cambia radicalmente anche la loro attitudine sociale. L'ovino islandese medio è un animale schivo, rigorosamente organizzato in piccoli nuclei familiari composti da una madre e due agnellini che pascolano isolati dagli altri; creature pavide che, se incrociate in mezzo alla carreggiata, fuggono terrorizzate al minimo rumore di motore. Le pecore faroesi, al contrario, sembrano aver frequentato corsi di pubbliche relazioni. Socializzano tra loro, colonizzano il centro della strada e fissano il parabrezza delle auto con un'aria di sfida che sembra dire chiaramente "cosa vuoi?". Gli agnellini locali, in particolare, danno l'impressione di aver assunto sostanze psicotrope: sono instancabili, giocano in piccoli branchi e scorrazzano su e giù per i pendii e le strade rincorrendosi a ritmo forsennato. Ci è capitato di assistere a una scena dal sapore quasi teatrale, con un gruppo di agnelli che si rincorreva pericolosamente sull'asfalto; non appena ci siamo fermati per lasciarli passare, la madre è accorsa da lontano a gran carriera, esibendosi in un belato che somigliava in tutto e per tutto al severo rimprovero di un genitore a due bambini disubbidienti. Sul fronte della fauna, siamo rimasti invece delusi dalle mucche "pelose", le famose Highland: abbiamo scoperto essere una razza originaria della Scozia e non autoctona, e i rari esemplari presenti vengono tenuti quasi sempre al chiuso nelle stalle, lasciandone pochissimi al pascolo. Anche gli uccelli, pur non mancando, sono numericamente inferiori rispetto ai cieli islandesi.


Se la natura faroese perde qualche punto nel confronto diretto con i giganti d'Islanda, l'arcipelago si riscatta ampiamente non appena si entra nei piccoli centri abitati. I villaggi faroesi, in particolare quelli situati nelle isole settentrionali, possiedono una grazia e un carattere che l'Islanda non riesce a offrire. Luoghi come Gásadalur, Elduvík, Funningur, Gjógv, Tjørnuvík e Oyndarfjørður restano impressi nella memoria per la loro architettura intima e curata, mentre sul piano puramente naturalistico le vette assolute dell'arcipelago rimangono la vertiginosa vista del lago Leitisvatn dal promontorio di Trælanípa, la scenografica cascata di Múlafossur e l'eterea laguna di Saksun.


Prima di salpare, le informazioni raccolte in rete ci avevano convinto che le Faroe fossero allineate al carovita danese, descrivendole come un paradiso per miliardari molto più costoso dell'Islanda. Per questo motivo, prima di imbarcarci, avevamo fatto scorte massicce di cibo e riempito il serbatoio di carburante. La realtà della strada ha smentito i profeti del web. I prezzi dei supermercati, pur superiori agli standard italiani, si sono rivelati decisamente più accessibili di quelli islandesi, e il costo del gasolio si è attestato sui 1,45 euro al litro, contro gli 1,85 euro dell'Islanda e i proibitivi 2,40 euro della Danimarca. Le uniche note dolenti riguardano i ristoranti tradizionali, i cui conti sono apparsi decisamente sproporzionati rispetto alla semplicità dell'offerta gastronomica locale. Molto più convenienti le bakery e i fast food integrati nelle stazioni di servizio che, esattamente come in Islanda, rappresentano una vera istituzione. Anche alle Faroe abbiamo ritrovato la catena di supermercati low-cost Bónus, quella con l'inconfondibile maialino rosa, riscontrando persino una qualità dei prodotti migliore rispetto alla controparte islandese. Per il ristoro veloce, l'insegna dominante è Magn: i distributori di questo marchio fungono da veri e propri centri di gravità permanente per le comunità locali. Vi abbiamo visto mangiare famiglie, lavoratori e turisti, e comitive di giovani che vi trascorrevano momenti di relax, d'altronde nei piccoli villaggi i punti di aggregazione scarseggiano e la stazione di servizio rischia di diventare per alcuni il fulcro della vita sociale.

Le Faroe conservano un'anima sensibilmente più selvaggia rispetto all'Islanda. I trekking qui sono spesso impegnativi e, in molti casi, soggetti a pagamento tramite bonifico bancario da effettuare direttamente al contadino proprietario del terreno che si va a calpestare. I sentieri gratuiti coincidono invece con le vecchie vie di comunicazione pedonali che gli abitanti utilizzavano per spostarsi tra valli e fiordi prima dell'avvento della rete stradale moderna. Questi tracciati vengono mantenuti agibili per scopi turistici, ma soprattutto per preservare una memoria storica legata a un passato non troppo remoto. Anche l'uso dei droni ha subìto forti restrizioni, con divieti quasi ovunque volti a tutelare la fauna aviaria e la rigorosa privacy dei residenti.


Tra tutte le tappe toccate, una menzione speciale la merita il minuscolo borgo di Elduvík, un fazzoletto di terra nel nord-est dell'isola di Eysturoy dove l'orologio sembra essersi fermato. Con una popolazione stabile che oscilla tra i dieci e i quindici residenti, il villaggio vede le sue splendide case storiche in legno nero rianimarsi solo in estate o nei fine settimana, quando i proprietari vi fanno ritorno in cerca di isolamento. Elduvík, che vanta il primato di essere l'unico centro dell'arcipelago a offrire un'area di sosta gratuita per i viaggiatori in campeggio, è diviso in due dal torrente Stórá. Le due sponde raccontano epoche distanti: la riva occidentale custodisce l'antico nucleo con le tradizionali case dai tetti coperti d'erba e i vecchi fienili neri, mentre la sponda orientale ospita gli edifici di concezione più moderna. Poco oltre le case, la roccia vulcanica si apre in una spaccatura impressionante che ripara un piccolissimo molo naturale. Quando il Mare del Nord si fa tempestoso, le onde si incanalano nella gola infrangendosi con una violenza inaudita, creando uno spettacolo visivo e sonoro di rara potenza, anche se la conformazione della costa impedisce di goderne appieno la geometria, che andrebbe ammirata dal mare. Come ogni angolo faroese che si rispetti, anche Elduvík custodisce la sua narrazione mitologica, legata alla figura di Marmennil. La leggenda narra di questa creatura marina, simile a un piccolo uomo dalle dita lunghissime, che abitava i fondali divertendosi a ingarbugliare gli ami dei pescatori. Catturato da un uomo del villaggio e portato a bordo di un'imbarcazione, Marmennil si rivelò un insolito alleato: ogni volta che la barca si trovava a navigare sopra un banco di pesci, la creatura scoppiava in una risata sonora, indicando così ai marinai il punto esatto in cui calare le reti con successo. Da Elduvík si snoda anche il celebre sentiero storico verso Oyndarfjørður, testimonianza dell'epoca in cui gli spostamenti avvenivano esclusivamente a piedi lungo i crinali montuosi. Camminando su questo tracciato costiero si incrociano ancora i vecchi cairns, i cumuli di pietre che guidavano i viandanti nel mezzo della nebbia, mentre lo sguardo spazia libero sulle spettacolari scogliere della vicina isola di Kalsoy.

Nota bene: Questa è la nostra verità filtrata dal parabrezza di un van, non ha la pretesa di essere una verità assoluta. Si consiglia sempre di verificare con altre fonti quanto riportato sul nostro blog.

P.S. Le immagini nel post sono foto originali scattate da noi durante il nostro viaggio. Ogni utilizzo è assolutamente vietato se non dietro espresso consenso dell’autore.  

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